CienLibros
Chi siamo? Cosa proponiamo?
- E’ un gruppo di lettura aperto a tutte/i , in presenza
- Si leggono libri di autrici e autori latinoamericani (ispanofoni o lusofoni)
- Tutti I libri scelti saranno facilmente reperibili sia in italiano sia in lingua originale a costo ragionevole
- I volumi da leggere vengono proposti e votati dai partecipanti agli incontri
- Gli incontri si svolgono nella sede del Colegio di Salamanca in via Arcivescovado 1, Torino, primo piano (salvo diversa indicazione)
- Gli incontri sono bimestrali
- Per ragioni organizzative, si chiede di registrare la propria venuta via mail all’indirizzo cienlibrostorino@gmail.com o chiedendoci di essere aggiunti all’apposita chat WhatsApp che verrà creata successivamente al primo incontro
- La partecipazione è gratuita per tutto l’anno : si richiede solo dal secondo incontro cui si partecipa l’adesione come socio all’ Instituto de Cultura Latinoamericana (quote a partire da 20 come socio ordinario, euro 15 per i soci con meno di 25 anni)
PROSSIMO LIBRO : IL CASO NERUDA di Roberto Ampuero (2010, Garzanti Editore)
IL PROSSIMO INCONTRO DEL GRUPPO E’ FISSATO IL
22 maggio 2026 alle ore 18,15
in sede , Via Arcivescovado 1, primo piano – Scala C
ROBERTO AMPUERO (Valparaíso, 1953) dopo aver studiato letteratura all’Avana e negli Stati Uniti ha lavorato per quindici anni come giornalista a Bonn e ha esordito con enorme successo nel 1993 con il romanzo Chi ha ucciso Cristian Kustermann? (Premio de Novela «El Mercurio»). I suoi libri sono stati pubblicati in Spagna, Sudamerica, Brasile, Portogallo, Francia, Germania, Grecia, Svezia, Cina e sono editi in Italia da Garzanti. Attualmente vive negli Stati Uniti.
SINOSSI : “Se la poesia ti trasporta in cielo, il romanzo poliziesco ti mostra la vita esattamente per quello che è.” E un Pablo Neruda anziano e malato a pronunciare queste parole fronte a un Cayetano Brulé ancora inesperto e ingenuo. Siamo nel freddo agosto cileno, pochi giorni prima del golpe del 1973, e Brulé è stato invitato a una festa della buona società di Santiago, dove fa la conoscenza del poeta. L’intento di Neruda è quello di iniziarlo alla carriera investigativa, affidandogli il primo incarico della sua vita. Un’indagine del tutto confidenziale: ritrovare un medico messicano che si dice abbia scoperto una cura per il cancro utilizzando piante millenarie. Un uomo di cui il poeta ignora tutto, tranne il nome: Angel Bracamonte. Brulé crede che Neruda nutra la speranza di guarire dal suo male. Ma il caso nasconde un mistero molto più grande, che riguarda Beatriz, la moglie di Bracamonte. Tanto affascinante quanto sfuggente, la donna cambia nome e identità ogni volta che si sposta, diventando attrice, moglie di un colonnello, guerrigliera… Cosa la lega a Neruda? E perché il poeta la sta cercando?
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CI PROPONIAMO INOLTRE DI SCRIVERE UNA RECENSIONE DEI LIBRI CHE DISCUTIAMO DI VOLTA IN VOLTA …. QUI SOTTO TROVATE I NOSTRI TESTI SCRITTI
16 gennaio 2026

Angie Cruz
Dominicana
Edizioni SOLFERINO, 2020, pagine 384.
Angie Cruz, ispirandosi in gran parte alla storia vera di sua madre, riesce a trasmetterci con rara sensibilità tutto il peso di un “sogno americano” che per molte giovani immigrate si è rivelato essere una vera e propria gabbia. Pagina dopo pagina, si percepisce fisicamente la solitudine di Ana, confinata in un appartamento, alle prese con un marito che confonde il controllo ossessivo con il dovere coniugale. Il romanzo cattura in modo formidabile quello smarrimento fatto di nostalgia per i colori di casa.
Ci sono libri che fin primissime pagine ti trasportano in uno spazio/tempo differenze da quello che ti circonda, e Dominicana di Angie Cruz è decisamente uno di questi. La storia di Ana Canción colpisce dritta allo stomaco: a soli quindici anni si ritrova catapultata dalla calda Repubblica Dominicana a Washington Heights, a New York. Non per scelta, ma per un patto silenzioso imposto dalla sua famiglia, un matrimonio di convenienza con un uomo, Juan, che ha il doppio dei suoi anni e che per lei rappresenta solo un estraneo e una via d’uscita per far emigrare la famiglia.
La vera forza di questo racconto, tuttavia, sta nel modo in cui l’autrice tratteggia la lenta ma inesorabile fioritura della sua protagonista. L’aria inizia a cambiare quando Juan è costretto a tornare nella Repubblica Dominicana per via dei disordini politici del 1965, affidando la moglie al fratello minore César. Con la sua indole solare e diametralmente opposta a quella del marito, César diventa la chiave per Ana di esplorare il mondo. È profondamente emozionante assistere ai suoi piccoli ma rivoluzionari atti di ribellione: l’apprendimento dell’inglese, i primi soldi guadagnati di nascosto vendendo cibo locale, le uscite a Coney Island e la scoperta, travolgente, di poter essere amata per davvero. Ogni sua piccola conquista rappresenta un frammento di identità che prende finalmente forma.
Oltre alle vicende intime della protagonista, Cruz offre uno spaccato crudo e veritiero sulle dinamiche familiari e sociali degli anni Sessanta, mettendo a nudo le insidie del patriarcato. La pressione della madre affinché Ana sopporti i soprusi in silenzio fa riflettere su quanto, per troppo tempo e a ogni latitudine, il sacrificio femminile sia stato considerato l’unica moneta di scambio accettabile per la stabilità economica del nucleo familiare.
Dominicana è un affresco colorato e pulsante di energia. Angie Cruz ci consegna una storia di emancipazione in cui si piange, ci si arrabbia, ma soprattutto si sorride e si fa il tifo per una protagonista capace di trasformare una gabbia in un trampolino di lancio. Un libro che ci ricorda come, a volte, la vera rivoluzione inizi semplicemente imparando a far sentire la propria voce.
Recensione a cura di Clarissa de Francisci


Cristina Rivera Garza
L’invincibile estate di Liliana
Edizioni SUR, 2023, pagine 324.
Cristina Rivera Garza, scrittrice messicana già nota in precedenza per diversi romanzi e saggi, affronta in questo libro un tema molto personale: la storia della breve e intensa vita della sorella Liliana, e del suo assassinio, perpetrato nel 1990 a Città del Messico per mano di un ex-fidanzato.
E’ quindi un testo autobiografico, giustamente coronato col premio Pulitzer nella categoria “memoir”; un omaggio doloroso ma pieno di garbo e tenerezza, testimonianza di un amore sconfinato, ma che ha richiesto ben trent’anni di maturazione perché l’autrice acquisisse gli strumenti, culturali e anche linguistici, per raccontare la storia di Liliana con una visione chiara, lucida e universale.
Quando a 18 anni Liliana lascia la sua città d’origine per frequentare l’Università nella capitale, la giovane, già ricca di entusiasmi e sentimenti durante l’adolescenza, fiorisce e inizia a vivere con intensità tutti i tipi di esperienze: studio, affetti, amicizia, impegno politico, sempre con allegria trascinante, un pungente senso dello humour e la gioia di condividere le cose belle della vita, che siano poesie o birre, risate o sigarette. Tutto ciò ci viene raccontato da un collage originale di testimonianze di amici, ricordi di conversazioni in famiglia e pagine di diario della stessa Liliana.
In parallelo Rivera Garza ci mostra però le falle dell’indipendenza della sorella, che è priva degli strumenti per riconoscere i segnali di allarme nella sistematica manovra di annullamento da parte di Angel, che, confondendo l’amore con il dominio e il possesso, cerca di allontanarla dagli amici, alternando le percosse con le minacce di suicidio. Liliana cerca a più riprese di separarsi definitivamente da lui, senza successo; e Angel, messo di fronte all’impossibilità di riconquistarla, finisce per strangolarla nel sonno.
La tragica storia di Liliana serve a Cristina Rivera Garza anche a raccontare il muro di indifferenza dell’opinione pubblica che, nella Città del Messico del 1990, tendeva a giustificare quelli che ancora non venivano chiamati femminicidi, con formule tipo “la ragazza aveva preso una cattiva strada, si vestiva in modo improprio, non era stata al suo posto”. Ossia, se una donna veniva uccisa se l’era cercata: era colpa sua o della sua famiglia che non l’aveva controllata adeguatamente, con uno schema mentale purtroppo presente anche alle nostre latitudini.
Il romanzo si apre infatti con il flash forward del tentativo, complesso e macchinoso, di entrare in possesso, dopo 30 anni dal fatto, dei documenti processuali relativi all’omicidio di Liliana il cui colpevole accertato era riuscito a scomparire nel nulla e a rimanere quindi impunito, protetto senza dubbio da connivenze grazie a una radicata mentalità maschilista. Ed è proprio in queste faticose peregrinazioni tra uffici pubblici che appare un primo barlume di speranza: nel piccolo gesto di solidarietà di un’impiegata si fa breccia l’idea che forse, seppur lentamente, qualcosa stia cambiando.
E’ inoltre molto delicata e toccante la descrizione del lutto: non siamo soli nel cordoglio, le persone che abbiamo amato in vita sono sempre presenti nei giorni di chi resta.
In sintesi, un racconto intenso, che compone magistralmente l’omaggio gioioso a una giovane vita spezzata con il racconto dell’elaborazione del lutto come sublimazione dell’amore e con l’affresco sociale di un Messico vibrante e lacerato tra sacche di arretratezza e una continua evoluzione, per finire con un messaggio di speranza per molte donne, nate in un ambiente culturalmente ostile, nella lotta per ottenere, finalmente, la loro piena emancipazione.
Recensione a cura di Michela Stama e Carlo Zevi