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GRUPPO DI LETTURA

  • E’ un gruppo di lettura aperto a tutte/i , in presenza
  • Si leggono libri di autrici e autori latinoamericani (ispanofoni o lusofoni)
  • Tutti I libri scelti saranno facilmente reperibili sia in italiano sia in lingua originale a costo ragionevole
  • I volumi da leggere vengono proposti e votati dai partecipanti agli incontri
  • Gli  incontri si svolgono nella sede del Collegio di Salamanca in via Arcivescovado 1, primo piano (salvo diversa indicazione)
  •  Gli incontri sono bimestrali
  • Per ragioni organizzative, si chiede di registrare la propria venuta via mail all’indirizzo cienlibrostorino@gmail.com o chiedendoci di essere aggiunti all’apposita chat WhatsApp che verrà creata successivamente al primo incontro
  • La partecipazione è gratuita per tutto l’anno : si richiede solo dal secondo incontro cui si partecipa l’adesione come socio all’ Instituto de Cultura Latinoamericana (quote a partire da 20 come socio ordinario, euro 15 per i soci con meno di 25 anni)

IL PROSSIMO INCONTRO DEL GRUPPO E’ FISSATO IL 19 MARZO 2026 ORE 18 IN SEDE (Via Arcivescovado 1, primo piano – Scala C)

ANGIE CRUZ, già autrice di due romanzi, Soledad (2001) e Let It Rain Coffee (2005), con Dominicana (Solferino 2020) è entrata nella shortlist del Women’s Prize 2020, è stata selezionata per le Andrew Carnegie Medals for Excellence in Fiction e per l’Aspen Words Literary Prize, ha fatto parte della rosa dei 2020 RUSA Notable Books ed è stata insignita dell’ALA/YALSA Alex Award per la narrativa. Ha scritto per diversi giornali e magazine e ha fondato e dirige «Aster(ix)», una rivista che si occupa di arte e letteratura. Destinataria di prestigiose fellowship, è attualmente Associate Professor all’Università di Pittsburgh. Vive tra Pittsburgh, New York e Torino.

16 gennaio 2026

Cristina Rivera Garza

L’invincibile estate di Liliana

Edizioni SUR, 2023, pagine 324.

Cristina Rivera Garza, scrittrice messicana già nota in precedenza per diversi romanzi e saggi, affronta in questo libro un tema molto personale: la storia della breve e intensa vita della sorella Liliana, e del suo assassinio, perpetrato nel 1990 a Città del Messico per mano di un ex-fidanzato.

E’ quindi un testo autobiografico, giustamente coronato col premio Pulitzer nella categoria “memoir”; un omaggio doloroso ma pieno di garbo e tenerezza, testimonianza di un amore sconfinato, ma che ha richiesto ben trent’anni di maturazione perché l’autrice acquisisse gli strumenti, culturali e anche linguistici, per raccontare la storia di Liliana con una visione chiara, lucida e universale.

Quando a 18 anni Liliana lascia la sua città d’origine per frequentare l’Università nella capitale, la giovane, già ricca di entusiasmi e sentimenti durante l’adolescenza, fiorisce e inizia a vivere con intensità tutti i tipi di esperienze: studio, affetti, amicizia, impegno politico, sempre con allegria trascinante, un pungente senso dello humour e la gioia di condividere le cose belle della vita, che siano poesie o birre, risate o sigarette. Tutto ciò ci viene raccontato da un collage originale di testimonianze di amici, ricordi di conversazioni in famiglia e pagine di diario della stessa Liliana.

In parallelo Rivera Garza ci mostra però le falle dell’indipendenza della sorella, che è priva degli strumenti per riconoscere i segnali di allarme nella sistematica manovra di annullamento da parte di Angel, che, confondendo l’amore con il dominio e il possesso, cerca di allontanarla dagli amici, alternando le percosse con le minacce di suicidio. Liliana cerca a più riprese di separarsi definitivamente da lui, senza successo; e Angel, messo di fronte all’impossibilità di riconquistarla, finisce per strangolarla nel sonno.

La tragica storia di Liliana serve a Cristina Rivera Garza anche a raccontare il muro di indifferenza dell’opinione pubblica che, nella Città del Messico del 1990, tendeva a giustificare quelli che ancora non venivano chiamati femminicidi, con formule tipo “la ragazza aveva preso una cattiva strada, si vestiva in modo improprio, non era stata al suo posto”. Ossia, se una donna veniva uccisa se l’era cercata: era colpa sua o della sua famiglia che non l’aveva controllata adeguatamente, con uno schema mentale purtroppo presente anche alle nostre latitudini.

Il romanzo si apre infatti con il flash forward del tentativo, complesso e macchinoso, di entrare in possesso, dopo 30 anni dal fatto, dei documenti processuali relativi all’omicidio di Liliana il cui colpevole accertato era riuscito a scomparire nel nulla e a rimanere quindi impunito, protetto senza dubbio da connivenze grazie a una radicata mentalità maschilista. Ed è proprio in queste faticose peregrinazioni tra uffici pubblici che appare un primo barlume di speranza: nel piccolo gesto di solidarietà di un’impiegata si fa breccia l’idea che forse, seppur lentamente, qualcosa stia cambiando.

E’ inoltre molto delicata e toccante la descrizione del lutto: non siamo soli nel cordoglio, le persone che abbiamo amato in vita sono sempre presenti nei giorni di chi resta.

In sintesi, un racconto intenso, che compone magistralmente l’omaggio gioioso a una giovane vita spezzata con il racconto dell’elaborazione del lutto come sublimazione dell’amore e con l’affresco sociale di un Messico vibrante e lacerato tra sacche di arretratezza e una continua evoluzione, per finire con un messaggio di speranza per molte donne, nate in un ambiente culturalmente ostile, nella lotta per ottenere, finalmente, la loro piena emancipazione.

Recensione a cura di Michela Stama e Carlo Zevi