Vai al contenuto

TITANOSAURI: I PIU’ ANTICHI ABITANTI DELLA PATAGONIA

Foto 1

Lo dice chiaramente il nome: Titanosaurus australis. Otto metri di altezza e quaranta di lunghezza. Nessuna paura ma tanto stupore di fronte a questo colosso dal peso stimato di 74 tonnellate e di circa 100 milioni di anni. Lo scheletro di questo incredibile dinosauro erbivoro dal lungo collo è stato rinvenuto completo ed intatto nel 2013 nella provincia argentina di Chubut e si trova esposto al Museo Paleontológico Egidio Feruglio (MEF www.mef.org.ar) di Trelew, nel cuore della Peninsula Valdes (foto 1).Con l’Argentinosaurus huinculensis ritrovato a Plaza Huincul (Neuquén) si contende il primato di creatura più grande che abbia camminato sulla Terra.

Si tratta del reperto di maggior richiamo esposto in questo eccellente e moderno museo, centro di rilevanza internazionale di paleontologia, che vanta circa 1700 fossili e 30 scheletri di dinosauri di età Jurassica e Cretacea (145-65 milioni di anni fa). L’équipe del museo è alla continua ricerca di risposte sull’evoluzione degli organismi viventi sul nostro pianeta. Ogni reperto viene studiato e poi replicato in 3D per essere esposto nelle sale del museo, con adeguato corredo audio e video. L’esposizione è particolarmente attenta ai visitatori più piccoli e sono sempre in atto proficue collaborazioni con altri musei di Storia Naturale. Le campagne di scavo sono continue e l’eccezionalità dei ritrovamenti ha destato l’interesse di Sir David Attenborough che, con una troupe della BBC, ha filmato due anni di lavoro di scavo, documentando il ritrovamento più di 180 uova e sette scheletri di titanosauri. Questa quantità di reperti, splendidamente conservati grazie al clima ed alla scarsa antropizzazione della Patagonia Norte testimonia la presenza di vita pulsante sul nostro pianeta quando, alle origini del tempo, esso era ancora in formazione, non esistevano i continenti e forze primordiali maestose si contrapponevano.

La visita al museo Feruglio è sicuramente un buon punto di partenza per orientarsi in ere tanto lontane e per capire l’evoluzione della Terra, ma c’è molto di più. Non solo Chubut ma l’intera Patagonia Norte è un luogo privilegiato per paleontologi e curiosi: fossili terrestri e marini, di flora e di fauna, e tracce di primordiali presenze umane. In quest’area dell’Argentina si contano decine di specie distinte di dinosauri, tanto che qualcuno ha azzardato il neologismo di Patagosauri. Numerosi sono i musei regionali che ne espongono reperti: il Museo Ernesto Bachmann di Villa El Chocòn dove troviamo i maestosi Gigantosaurus carolinii e Rebbachisaurus tessonei o il Museo Carmen Funes di Plaza Huincul che espone uno scheletro del gigantesco Argentinosaurus huinculensis, solo per citare i più famosi.

Altrettanti sono i luoghi a cielo aperto che integrano le informazioni e dipingono i dettagli di un paesaggio oggi inimmaginabile. Ogni nuova indagine porta a nuove scoperte ed a nuove domande. Qual era il peso di questi titani? Come si muovevano? Lo scopriamo proprio nei pressi di Villa El Chocòn con una passeggiata lungo le sponde del Lago Ezequiel Ramos Mexía. Qui possiamo imbatterci nelle orme di questi sauri giganti, eternamente impresse nel fango pietrificato. E’ emozionante vedere queste impronte, di esemplari diversi, grandi e piccoli, che per gli studiosi sono una fonte preziosa di informazioni.

Ma c’è ancora di più. In quale paesaggio si muovevano i titanosauri patagonici? Di cosa si nutrivano questi giganteschi erbivori? A darcene un’idea sono El Bosque Pietrificado Sarmiento o El Bosque Pietrificado Jaramillo (ambedue raggiungibili da Comodoro Rivadavia) (foto 2) Qui troviamo estese aree archeologiche protette caratterizzate da una quantità di tronchi, rami, semi, foglie, tutti pietrificati, testimonianza dei boschi di araucaria e conifere che coprivano la regione prima della frattura della Pangea. I tronchi risalgono a 65 milioni di anni fa. Al sorgere della Cordillera delle Ande con le conseguenti eruzioni vulcaniche, i boschi vennero coperti di cenere e qui, per un processo chimico, le cellule viventi dei poderosi tronchi e della flora che li contornava, infiltrati di sali di silicio, si trasformarono in materia inorganica minerale, mantenendo però intatta la forma. L’intera regione, privata dell’umidità del Pacifico, non vide mai più coperture boschive ed oggi è una landa arida e rocciosa, un affascinante paesaggio lunare dai colori accesi, che sotto la superficie nasconde ancora molte sorprese.

Foto 2

Claudia SANGIORGI – Riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *