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GRAN SABANA

IL MONDO PERDUTO: I TEPUY ED IL SALTO ANGEL

Salto Angel

Gran Sabana. Venezuela. Un altipiano di più di 35.000 kmq a circa 800 m. Una infinita distesa per buona parte coperta di impenetrabile foresta pluviale e lande desolate che si estende nella regione sudorientale del Paese, fino ai confini con il Brasile, parte dell’antichissimo Scudo della Guayana. Un’area ricca di miniere aurifere, diamanti, purissimo ferro, punteggiata da rari villaggi e pionieri avamposti umani, in gran parte ancora inesplorata. Ostile la natura, poche le strade, difficile addentrarsi nella foresta: qui i fiumi sono le principali vie di comunicazione e spesso presentano per una particolare colorazione rossa, dovuta alla presenza di sedimenti e tannini. Basta questo ad incuriosirci ma c’è molto di più, a partire dal nome che fa riferimento alla savana africana, pur trattandosi in gran parte di un ambiente decisamente diverso. Quasi l’intera area è parte del Parque Nacional .

Da una prospettiva aerea vediamo un esteso tappeto verde dal quale emergono imponenti e massicci tronchi di cono. Sono montagne di arenaria risalenti almeno a 1.700 milioni di anni fa la cui cima, che era formata da sedimenti, è stata erosa dal tempo; per questo sono annoverati tra le formazioni geologiche più antiche del pianeta (periodo precambrico). Gli indigeni Pemòn le chiamano tepuy (montagna) e così sono conosciuti nel mondo. In questa vastissima area se ne contano più di un centinaio e molti sono ancora inesplorati a causa delle impervie pareti verticali. Il più grande è il Roraima, che raggiunge un’altitudine di più di 2800 m e si estende su circa 40 kmq, segnando il confine tra Venezuela, Brasile e Guyana.

La presenza dei tepuys identifica un paesaggio unico al modo dove scoprire, tra foreste umide, fiumi, cascate e cañones le particolarità della flora e della fauna locali, che cambia notevolmente in base all’altitudine e che vanta una ulteriore particolarità. La progressiva erosione che ha determinato mesas di grandi dimensioni sulla parte superiore dei massicci, isolate per millenni, ha permesso la conservazione e lo sviluppo di una biodiversità totalmente indipendente. Ogni tepuy custodisce una diversa vegetazione endemica e molte specie hanno conservato caratteristiche uniche, che altrove si ritrovano solo nei fossili. Recentemente sono state anche esplorate alcune grotte che sono vere e proprie capsule del tempo. L’asprezza e l’unicità di questo mondo preistorico ispirarono Arthur Conan Doyle, che nel 1912 scelse di ambientare qui il romanzo “Il mondo perduto”.

Salto Angel dal rio Carrao

Ma tra tutti i tepuy ce n’è uno davvero speciale: il suo nome è Auyantepuy. In lingua locale ha l’inquietante significato di “Montagna del dio del Male”, ed è proprio da qui che si getta la cascata più alta del mondo: il Salto Angel. Poco meno di un chilometro di caduta (979 m.) ed una peculiarità. La cascata non è alimentata da un vero e proprio fiume ma dalle acque pluviali che si raccolgono sulla superficie del tepuy (che tocca i 2535 m), durante le abbondanti piogge e che si incanalano principalmente in questo punto, a causa della forte inclinazione della superficie del massiccio.

Il nome locale della cascata è “Kerepakupai-Vená” (Cascata del luogo più profondo), ma il nome, Salto Angel, con cui è internazionalmente conosciuta non deve trarci in inganno. Non si riferisce poeticamente ad un angelo ma è un omaggio allo sfortunato pilota statunitense Jimmie Angel che nel 1937 atterrò sul plateau della montagna in cerca di oro. Quando decise di andarsene, il suo aereo non riuscì a decollare ed il suo ritorno fu molto complicato. Ancora oggi non vi sono strade per raggiungere la cascata e l’osservazione di questa meraviglia della natura può essere fatta con piccoli aerei o raggiungendo in canoa la base di caduta risalendo per 50 km il Rio Carrao, nel Parco Nazionale Canaima.

Claudia Sangiorgi

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